Uno sguardo su Venezia

Venezia è una città che ha sempre esercitato una notevole influenza sulla mia curiosità fotografica. La prima volta che l'ho visitata e fotografata risale all'anno 1977, in aprile, ma di quella visita, oltre al ricordo bene inciso nella mia mente e nei miei occhi, mi è rimasto ben poco, solo poche stampe e qualche negativo superstite, in non buone condizioni, mentre il resto è andato disperso nel tempo. E proprio per riparare a questa perdita ho voluto fortemente, a distanza di quarant'anni, ripercorrere e rivivere quei ricordi e quelle sensazioni, confortato e assistito anche da una maturità umana e professionale notevolmente cresciute, e guardare questa città dalle tante facce in maniera più attenta e profonda. Ho respirato così l'aria frizzante e chiassosa della Venezia turistica nel periodo più colorito della sua stagione invernale, il Carnevale, principalmente legato al sestile di San Marco dove praticamente si svolge la festa e dove decine di migliaia di turisti e veneziani si mescolano disordinatamente in un carosello di maschere e travestimenti. Ho anche respirato e assaporato la gloria e l'immortalità della sua storia visitando alcuni suoi monumenti e palazzi più prestigiosi. Mi son fatto rapire da sensazioni forti, forse provate da chi in quei luoghi era vissuto o vi era passato e, in particolare, ricordo e ricorderò sempre la forte sensazione di angoscia e di struggimento nell'osservare quei piccoli ritagli di paesaggio lagunare, nell'attraversare lo stretto cunicolo del Ponte dei sospiri, rubati attraverso l'arabesco intreccio ornamentale che ne costituisce il suo motivo architettonico. Forse la stessa sensazione di chi, condannato, lo attraversava per essere rinchiuso a vita nell'attiguo carcere. Infine, come è giusto, ho lasciato che la città mi chiamasse per farsi guardare con il vestito di tutti i giorni, con i suoi abiti discreti e centenari, con la sua vita serena e silenziosa, lontana dal chiasso e dal rumore della festa. Ho seguito itinerari insoliti attraversando ponti e ponticelli di ogni genere, incrociando calli e canali deserti e silenziosi, passeggiando per campi e fondamenta a volte anche senza incontrare persone, ma avvertendone con certezza la presenza discreta. Insomma ho respirato l'aria di Venezia, città unica al mondo, forse lontana dal mio essere napoletano, ma certamente vicina alla mia continua ricerca di sensazioni profonde.