Nel segno di Sorrento

Nei numerosi racconti che ascoltavo da bambino, da mia madre o dalle sue sorelle o da mia nonna materna, vi erano sempre riferimenti alle guerre e ai suoi attori, volontari o involontari che fossero. E non poteva essere diverso per mille motivi tra i quali certamente vi era il fattore temporale, essendo io nato nel 1946 subito dopo la proclamazione della Repubblica, oppure che mio padre era stato ufficiale dell’esercito ed aveva partecipato a molte campagne militari, o che mio nonno materno era stato ufficiale di marina e imbarcato su unità navali impiegate nei conflitti bellici, o soprattutto perché durante gli ultimi anni di guerra la casa di mia nonna a Secondigliano era diventata il rifugio di tutti i familiari in seguito agli sfollamenti avvenuti a Napoli alla fine del 1942 a causa dei continui bombardamenti ad opera degli alleati per fiaccare la resistenza fascista e tedesca. Ovviamente non tutti questi racconti erano rivolti a me direttamente ma erano da me recepiti durante i diversi momenti che trascorrevo ospite di mia nonna e delle mie zie ed avevo l’opportunità di ascoltare i loro discorsi dove la parola d’ordine era “ Ti ricordi quella volta che…”. Ad ogni modo, attraverso queste “audizioni” ripetute e molti racconti diretti, la mia mente di adolescente si era costruita una personale cronologia storica dei fatti senza la comprensione dei suoi perché. Poi la maturità, lo studio e soprattutto gli approfondimenti hanno dato un senso e una collocazione storica agli aneddoti ascoltati da bambino. Il perché abbia iniziato con questo antefatto è legato proprio al luogo ed al periodo in cui faccio risalire la predestinazione di quanto ho poi elaborato da adulto e di cui oggi sono profondamente convinto.